I QUADRI DELL’ULTIMO SUONO #2 Anelito
Le arti si uniscono in un dialogo sinergico nella suite poetico musicale di Josyel. Dai testi di “Fino all’ultimo suono”, Manuela Bellusci dipinge le varie tappe.
Il secondo quadro a olio che Manuela Bellusci realizza per noi, descrive la scena e il significato recondito di “Anelito”, la seconda poesia della suite “Fino all’ultimo suono”.
L’atmosfera di “tensione” che l’accompagnamento musicale suggerisce, rende magnificamente l’idea del conflitto interiore del viaggiatore, tra le forze terrene e l’anelito a raggiungere la meta.
La voce, abilmente elaborata dal collega musicale Marino Malima Peiretti, avvolge in echi evocativi. Una piccola chicca tra parole, effetti, elettronica e chitarra. Che la terza voce artistica del progetto rappresenta così:
Titolo: Anelito
Autrice: Bellusci Manuela
Opera visiva: Olio su tela
Misure: 40 × 30 cm
Anno di realizzazione: 2026
Tecnica: Pittura a olio su tela
Artista: Manuela Bellusci
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La fiamma interiore e la bussola del cielo
Con Anelito, Manuela Bellusci compie un passo ulteriore e decisivo nel ciclo pittorico ispirato alla suite Fino all’ultimo Suono. Se Bandiera era il tempo del liminare e della partenza possibile, Anelito è il tempo della ricerca verticale, del dialogo tra radice e cielo, tra corpo e destino.
La composizione si sviluppa lungo un asse ascensionale chiarissimo: l’abete, slanciato e solenne, si erge come colonna cosmica, ponte simbolico tra la terra affannata e la luna piena, che domina la scena come soglia luminosa, quasi “porta” iniziatica. Non è un astro distante, ma una presenza chiamante, una meta che sembra – illusoriamente e poeticamente – quasi raggiungibile.
Al centro della tela, la figura femminile danza. Non una danza leggera o decorativa, ma un gesto rituale, arcaico, che nasce dalla fatica e dalla necessità. Il corpo, colto di spalle, non si offre allo sguardo ma al mistero: è corpo-orante, corpo-invocante. Le braccia aperte verso la luna non chiedono possesso, ma orientamento. La luna non è oggetto di desiderio, bensì bussola.
Il fuoco, elemento centrale e tutt’altro che accessorio, non illumina soltanto: rivela. Bellusci intuisce con finezza che la luce non proviene soltanto dalla fiamma esterna, ma anche dalla vibrazione stessa della figura. L’alone luminoso che l’avvolge non è riflesso, è emanazione: segno di una trasformazione già in atto. Qui il fuoco diventa metafora della coscienza che si accende, del sapere che brucia senza distruggere.
L’atmosfera è sospesa, notturna, attraversata da un respiro quasi cosmico. La terra sembra affaticata, come scrive l’artista stessa, ma non esausta: è una terra che ha memoria, che ascolta. Gli alberi, il paesaggio, la nebbia diffusa partecipano silenziosamente al rito, come testimoni antichi.
In relazione alla traccia musicale Anelito, la pittura ne restituisce con sorprendente fedeltà la tensione interiore: il desiderio che non ha ancora nome, la sete che precede la direzione, la necessità di fermarsi per ascoltarsi “nel profondo” prima di proseguire il cammino. È un quadro che non illustra la musica, ma la interpreta, traducendone la vibrazione in un'immagine simbolica.
Anelito è, in definitiva, un’opera di soglia intermedia: non più sulla riva, non ancora in mare aperto. È il momento in cui il viaggio diventa inevitabile perché è maturato dentro di sé. Un dipinto che parla di orientamento interiore, di fuoco come verità, di luna come richiamo e conferma la pittura di Manuela Bellusci, profondamente coerente con il respiro poetico e spirituale dell’intero progetto.
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Prof. Vittorio Politano
critico d’arte e teorico dell’immagine
Catanzaro, Gennaio 2026
La spiegazione di Josyel
L’uomo da sempre coltiva una predisposizione alla spiritualità. Il richiamo è presente in molti di noi, seppure in maniera e forma diversa. A volte ci si lascia andare a slanci di entusiasmo, che vengono però col tempo smorzati sotto la pressione della vita quotidiana. Si tratta solo di insistere, di ricordare, di tenere alto l’intento e la meta. Il viaggiatore in un anelito di unione, desidera ardentemente procedere, e si chiede perché mai sia così difficile per lui, quando tutto il resto del Creato tende naturalmente all’equilibrio e alla perfezione.
Gli arrangiamenti di Marino
Qui mi ha colpito la figura dell’albero, un abete che arriva a sfiorare il cielo. E “il foro della Luna che all’aldilà conduce”. Quindi ho usato una marimba a simulare il legno del tronco e la chitarra a simulare la sospensione data dalla luce della Luna.
Dalle parole di Manuela Bellusci
Nella mia visualizzazione troviamo la terra avvolta dal suo affannoso respiro mentre l’abete spicca sullo sfondo nel suo viaggio verso il cielo alla ricerca della luna, porta di un traguardo che risulta quasi raggiungibile… Alle radici della foresta, affaticata dalla danza, la figura femminile sembra avvolta da un alone di luce, non solo il riflesso del fuoco ma la sua vibrazione stessa, che si espande attorno a sé. Rivolgendosi alla luna apre le braccia al cielo cercando risposte, come se anche per lei la luna fosse bussola nella direzione da prendere. E’ Pronta a continuare il suo cammino dopo aver scavato ed ascoltato se stessa, nel profondo.
La critica letteraria del Prof. Vittorio Politano
L’indicazione Bandcamp – “listen with headphones” – è quasi un’avvertenza liturgica: qui l’ascolto dev’essere interiore, raccolto, privo di distrazioni. Come davanti a un quadro che non tollera la fretta.
Track 2 – “Anelito” – Distanza: Qui la parola diventa più intima. Il tema della lontananza, così caro alla scrittura dell’autrice, si traduce in vibrazioni sospese. Pianoforte e synth creano un vuoto abitabile. La musica sembra misurare i chilometri emotivi.
Josyel ama i versi e la musica e spesso miscela queste due arti nelle sue molteplici attività. Per La Penna d’Oca gestisce i social, cura iniziative e segue la rubrica LIBRERIE CREATIVE.