URBAN WOLF. Il romanzo d’appendice de La Penna d’Oca.
Il romanzo d’appendice è un genere letterario popolare nato e sviluppato in Francia e Inghilterra a partire dall’Ottocento. Caratterizzato da una trama vivace e piena di colpi di scena, compariva come allegato finale alle riviste dell’epoca. Nell’ottica di onorare questa storica tradizione, anche noi de La Penna d’Oca abbiamo voluto dare il nostro contributo, attraverso l’urban fantasy del Serial Writer Marco Michele Cazzella. “Urban Wolf” nasce dalla sua ricca fantasia, mentre rifiniture e dialoghi sono a cura di Josyel e Sabrina. Buona lettura, quindi e… ovviamente a puntate! Con la protagonista Rugiada.
QUI L’ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO SUL ROMANZO D’APPENDICE
Notte da lupi, dicono. Ma quella tempesta degli anni '90, che gli abitanti del Salentino ricordano ancora, fu qualcosa di veramente eccezionale. Ed è proprio in quella notte, nel paese di Reguardina, che tutto ebbe inizio.
Un personaggio talmente imbacuccato da non distinguerne la natura, correva ignorando gli impetuosi fischi del vento, le pozze d'acqua con cui si inzuppava gli stivali, e gli innumerevoli schizzi provenienti dalle auto che gli sfrecciavano accanto a gran velocità. Non sentiva neanche la pioggia cadere a dirotto, pesante come proiettili di piombo sul suo impermeabile, né i fulmini schiantarsi nelle vicinanze. Battendo i denti dal freddo, stringeva sempre più forte tra le braccia una cesta, contenente una bambina appena nata; gli occhi arrossati dal pianto per il gesto che stava per compiere. Arrivato alla chiesa di Sant'Agata, infatti, con molta delicatezza posò la cesta sugli scalini sotto al porticciolo, suonò il campanello e svanì nel nulla.
Una suora di corporatura robusta, non molto alta e con gli occhi scuri, spalancò l'uscio e, seguendo il pianto del neonato, chinò il capo. Vide la cesta e la portò all'interno; richiuse il portone con un suono sordo e muovendosi goffamente gridò: "Madre superiora! Madre superiora! Madre superiora!” La Superiora, una donna molto più alta e slanciata di lei, era intenta nel proprio studio a visionare incartamenti riguardanti i bilanci della chiesa. Udendo quelle urla, abbandonò in gran fretta la scrivania e andò incontro alla consorella con fare di rimprovero. "Suor Nicoletta, perché state urlando così? Calmatevi. Volete forse svegliare l'intero convento?"
"Madre superiora... Guardate che cosa ho trovato fuori dalla porta... questa neonata!" Le mostrò il fagottino che aveva preso tra le braccia.
La madre superiora guardò la bimba e poi la culla improvvisata. Tra le pieghe della coperta scorse una catena con pendaglio di zaffiro e un biglietto: "Per la mia piccola Rugiada, da consegnarle solo il giorno in cui compirà diciotto anni". La religiosa rifletté per un attimo in silenzio, poi esclamò: "Questa creatura è stata certamente mandata da Nostro Signore. Crescerà sotto la nostra protezione, e sarai proprio tu, Suor Nicoletta, visto che il buon Dio te l'ha fatta trovare, a prendertene cura". La monaca annuì seriamente e dopo aver salutato la madre superiora, con la bambina tra le braccia, cullandola dolcemente si incamminò verso la propria cella, dove quella notte faticò ad addormentarsi, già immaginando la sua nuova vita da tutrice.
Serial Writers, Proprietà intellettuale riservata L.633/1941
Capitolo I: MATURAZIONE
Nei diciotto anni che seguirono al suo misterioso arrivo, la piccola Rugiada crebbe robusta, sana e forte. Era una bambina con la pelle diafana e dai particolari capelli a ciocche bicolori: quella di sinistra color avorio, l'altra dorata. Due splendidi e grandi occhi viola andavano a completare le fattezze insolite del volto. Aveva un carattere esuberante, vivace, e insofferente alle ingiustizie, che la portava a rivalersi sui bambini quando importunavano le ragazzine durante le lezioni di catechismo, non appena le insegnanti si allontanavano per chiacchierare in un angolo. Tuttavia, nonostante le sue buone intenzioni, Rugiada finiva sempre per essere sgridata e costretta poi per punizione a recitare il Mea culpa. Oppure veniva mandata in giardino ad aiutare suor Fabiana nella raccolta delle olive, operazione della quale poteva occuparsi interamente da sola, grazie alla straordinaria agilità e alla destrezza con cui sapeva arrampicarsi sugli alberi. Riusciva a sorreggere senza fatica i pesanti cesti colmi dei frutti, che suor Fabiana sfruttava per realizzare creme balsamiche, oltre all'olio per condire le verdure dell'orto.
Man mano che cresceva, il carattere di Rugiada mutò assumendo sfumature più morbide e dolci, qualità che si divertiva furbescamente a usare con i ragazzi che frequentavano l'oratorio, attirandoli in trappole amorose in angoli appartati, per poi scappare via e lasciarli, ridendo, con un pugno di mosche in mano. E, ogni volta, suor Martina tralasciava le sue lezioni sulle Parabole, alzando sconsolata gli occhi dal Vangelo per iniziare un interminabile sermone sui peccati capitali, soffermandosi sull'ira, sulla gola, ma soprattutto sulla lussuria.
Rugiada aveva stretto amicizia con il signor Tommaso, il meccanico del quartiere, e spesso otteneva il permesso di andare da lui per aiutarlo con la manutenzione del vecchio pulmino della parrocchia, lo stesso che una volta all'anno portava tutti in gita scolastica, bloccandosi continuamente e facendoli sobbalzare con brusche frenate. Sembrava che sbuffasse come una vecchia locomotiva! Per lei erano momenti belli che andavano a spezzare la monotonia delle giornate sempre uguali in convento; e con quell'uomo dai profondi occhi neri, uguali alle macchie di grasso che aveva sui pantaloni della divisa, lei avvertiva una sensazione di casa. Si sentiva a suo agio tra dischi dei freni da sostituire, marmitta da saldare, fino al vero e proprio smontaggio del motore. Come una spugna, assimilò tutto ciò che c'era da imparare sul vecchio Wolkswagen e sulla meccanica delle auto in generale.
Una volta, mentre Tommaso si era allontanato un attimo per prendere i cavi di alimentazione della batteria, successe un fatto insolito, che scosse ed entusiasmò Rugiada nello stesso tempo. La ragazzina stava lavorando nel vano motore quando sentì, improvviso e urgente, un flusso di energia scorrerle forte nelle braccia fino a produrre una vera e propria scarica di corrente elettrica che le fuoriusciva dalle mani. Mentre guardava attonita quelle scintille azzurre scaturire dalla punta delle dita, il pulmino, borbottando, riprese a funzionare. Quando il meccanico tornò, le chiese come avesse fatto, ma lei fu evasiva e non volle rivelarle il suo segreto. Si limitò a un furbo sorriso. Anche se il voltaggio per avviare la batteria non era necessariamente elevato, lei, quel giorno, aveva preso consapevolezza di possedere un misterioso potere.
Diventata una giovane donna, vagamente inquieta, Rugiada di notte aveva preso l'abitudine di lasciare il convento e di andare in cerca di un auto da “prendere in prestito”. La avviava con un semplice gesto delle mani e si recava al “Memory '80”, un locale notturno, dove, d'accordo con la proprietaria, intratteneva gli uomini per farli consumare più drink possibili. In cambio lei poteva bere quanto desiderava, anche se non si ubriacava mai, e ricevere pure un buon compenso. Non lo faceva solo per denaro, ma anche per punire l'arroganza di persone snob, che credevano di poter fare tutto ciò che volevano solo perché erano ricche. Lasciarli senza un soldo era per lei una grande soddisfazione.
Quando alle prime luci dell'alba si decideva a fare ritorno in convento, trovava Suor Agnese all'ingresso, accigliata e pronta a sgridarla. Rugiada non replicava mai, incassava e se ne tornava indifferente nella sua stanza.
Giunse finalmente il giorno del suo diciottesimo compleanno. Le suore e le compagne, quelle stesse che lei aveva più volte protetto dalle angherie dei bulli, vollero organizzarle una festa a sorpresa. Per lei, una sala addobbata a festa con una tavola al centro apparecchiata con tutti i suoi dolci preferiti. Gli occhi di Rugiada brillavano di commozione e gioia. Le religiose la strinsero in un fortissimo abbraccio e suor Agnese esclamò: "Io ve l'ho sempre detto. Sotto questa parvenza da maschiaccio, si nasconde un cuore dolce e gentile!" Rugiada le sorrise, per poi voltarsi curiosa verso il pacchettino che suor Nicoletta le stava porgendo. Lo scartò con frenesia e alla sua vista comparve uno splendido ciondolo con zaffiro che pendeva da una catenina. "Vorrei dirti che è da parte di tutte noi, ma ahimè non è così”, disse suor Nicoletta, “Lo abbiamo trovato nella tua culla la notte che sei comparsa qui, con un biglietto che ci chiedeva di dartelo rigorosamente in questo giorno, e così abbiamo fatto." Rugiada annuì in silenzio e, dopo essersi divertita con le amiche tra canti e balli, tornò nella propria stanza. Lì si buttò subito sotto le coperte per un bel sonno ristoratore.
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Capitolo II: SFOGO ANIMALESCO
Sebbene la ragazza ci provasse, quella notte non riusciva proprio ad addormentarsi. Si girava e rigirava inquieta nel letto, pensando alle parole dette da Suor Nicoletta riguardo a quello straordinario dono di compleanno. Perché doveva riceverlo solo ed esclusivamente in quel giorno? Perché non le era stato consegnato di persona? Mentre si poneva queste e tante altre domande, stringeva tra le mani quella pietra preziosa, ammirandone la bellezza, fino a notare come il suo riflesso blu si stava via via intensificando. Fu un attimo. Un bagliore dalla forma di zampa di drago con un quarto di luna, si materializzò nell'aria per affondare nel petto di Rugiada. La ragazza cominciò a sentirsi male; il cuore le scoppiava e al suo interno percepiva fitte simili a scariche elettriche. Il suo corpo cominciò a emanare scintille e, in preda alle convulsioni, vomitò bolle di fuoco ardente. In un istante si ritrovò mutata in un essere ibrido: una creatura con un busto di drago dalla carnagione blu elettrico, dalle cui spalle spuntavano ali maestose; anche le braccia appartenevano a quell'animale fantastico; la testa e le gambe erano senza ombra di dubbio di lupo. I suoi occhi, fluorescenti, divennero del colore della pietra preziosa che aveva scatenato la trasformazione.
Rugiada emise, con sua orribile sorpresa, un ululato tremendo, così potente da scardinare la porta e provocare profonde crepe sui muri. Dalle sue fauci fuoriuscirono altre orribili scariche elettriche che avrebbero sicuramente colpito qualcuna delle suore le quali, svegliate di soprassalto da quel rumore assordante, si erano date alla fuga, portando con sé le ragazze madri ospiti del convento. Nel bel mezzo di quel caos, apparve all'improvviso una donna, con profondi occhi azzurri e lunghissimi capelli del colore delle spighe di grano, i quali scendendo morbidi lungo la gola, formavano una "J". Sul braccio sinistro portava tatuato un ampio cerchio dorato con all'interno un lampo. Indossava un abito metà armatura e metà tubino color oro, con numerose stelle impresse nella parte superiore. Con il palmo della mano destra sollevato, la misteriosa donna gridò forte: "In nome di Dio, io evoco la barriera di luce".
La misteriosa creatura si fece poi strada tra le fiamme e le macerie sparse ovunque, entrò nella stanza della ragazza e, senza paura, si chinò su di lei, fissandola dritto negli occhi. Rugiada si calmò all'istante. La sconosciuta le sorrise dolcemente, mormorandole: "Non temere bambina mia, tutto questo presto passerà e tu non avrai più paura". La donna le pose la mano sinistra sulla fronte ed esclamò: "In nome di Dio, richiamo la coscienza di Rugiada, affinché si risvegli e prenda il controllo del Dragonwolf che è in lei". La mano le si illuminò e Rugiada pian piano riprese il suo aspetto umano. La ragazza però fu sul punto di accasciarsi al suolo per lo sfinimento. Fortunatamente la donna l'afferrò e, sostenendola, l'adagiò con delicatezza sul letto. La baciò sulla fronte e le sussurrò piano : "Riposa bambina mia... domani io e te avremo molto di cui parlare". Sollevò poi il braccio sinistro e con il dorso della mano indirizzato verso quella cella, pronunciò un nuovo incantesimo: "In nome di Dio, io ordino a questa stanza di tornare com'era prima... e che nessuno si ricordi di quanto è successo questa notte". Gli oggetti tornarono per incanto al loro posto, le mura si ricostruirono e la porta si risistemò. La donna misteriosa brillò per qualche istante di una luce ancora più intensa. Assunse l'aspetto di Suor Agnese e lasciò la stanza.
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Capitolo III: CHIARIMENTI
Al mattino seguente, Rugiada si risvegliò nel proprio letto, e notando la stanza nell'aspetto a lei familiare, emise un sospiro di sollievo pensando che quanto aveva vissuto quella notte fosse stato solamente un brutto sogno. Ancora nel dormiveglia, udì bussare. Si alzò di scatto, aprì la porta e rivedendo Suor Agnese, proferì educatamente: "Il tempo di cambiarmi e sarò subito in aula per la consueta lezione di musica."
"Oggi, Rugiada, salterai la lezione", le disse con dolcezza la religiosa, osservando gli occhi sgranati della ragazza per la meraviglia di tale frase. La suora le sorrise e, mostrandole un vassoio con la colazione, la incalzò: "Vuoi lasciarmi qui sulla porta oppure farmi entrare, così mangiamo assieme e ne parliamo, bambina mia, che ne dici?"
"Certo che la faccio entrare, ma di cosa dobbiamo parlare?" Si spostò per farle spazio mentre la sentì mormorare: "Di quello che è successo questa notte."
Rugiada ebbe un sussulto. Con la porta chiusa alle loro spalle e accomodate su delle scricchiolanti sedie di legno, se ne stettero un po' così, mentre lei mordicchiava nervosamente un biscotto e suor Agnese sorseggiava del caffè caldo. "Per prima cosa, Rugiada, è giusto che io mi presenti". E, in un attimo, la religiosa si trasformò di nuovo nella creatura magica con l'abito di stelle della sera prima. "Il mio vero nome è Atilaria e sono un membro della congrega "Luce Perpetua". Il nostro compito, da secoli, è quello di vegliare sui Dragonwolf in attesa del compimento del diciottesimo anno, momento in cui si mostrano per la prima volta nel loro aspetto originario tramite la prova della Luna". Questa rivelazione sconvolse Rugiada, lasciandola attonita.
"Lei ha sempre saputo chi io fossi in realtà e non me l'ha mai detto! Perché?" Urlò con la voce strozzata.
"E sentiamo un po'... se ti avessi detto che non sei umana, ma una creatura mista tra drago e lupo, mi avresti creduto?"
"Ovviamente no!"
"Allora adesso riesci a capire perché non te l'ho mai rivelato?"
"Sì, lo comprendo e le chiedo scusa."
La ragazza continuò a mordicchiare pensierosa il suo biscotto e poi domandò: "Ha detto che fa parte di una congrega e che io discendo dall'unione di due creature, ma potrebbe essere più chiara? La supplico!" Le lanciò un'occhiata intimorita, che fece sorridere per la tenerezza suor Agnese.
"Tantissimo tempo fa, esistevano due razze in perenne lotta fra loro: i Licantropi e i Draghi umani. Poi, un giorno, discese dal cielo una nuova stirpe, detta dei Saccheggiatori, i quali si nutrivano della purezza umana... una fame che li portava ad ascendere in forma di Angeli, per poi indurre gli esseri umani al suicidio. Così, le due tribù misero da parte le ostilità per sconfiggere il nemico comune e li scacciarono. Da allora iniziarono a vivere in pace, tanto che alcuni di loro si unirono dando origine ai primi Dragonwolf. Questa nuova razza produsse un'energia magica così potente da far gola ai Saccheggiatori i quali, consapevoli di non essere in grado di sottrarre la loro forza vitale in età adulta, volevano tentare quando erano ancora in fasce. Gli Anziani della comunità, rendendosi conto che quei bambini speciali andavano protetti, distribuì la loro magia in più donne, chiamate le Guardiane della Luce, donando loro la capacità di lanciare incantesimi. Una Guardiana della Luce può vegliare però su un solo Dragonwolf. E io sono stata scelta per accompagnare te, Rugiada".
Rugiada ascoltò il suo racconto in silenzio per poi spezzarlo con una delle sue domande: "E dei genitori? Che cosa ne è dei genitori?"
"Non sopravvivono. La madre si consuma nello sforzo di trasmettere al proprio figlio il suo potere magico durante il parto, mentre il padre, distrutto dal dolore della perdita della propria compagna, disperato si lascia andare, esaurendosi in ululati e pianti."
"Quindi io non sono stata abbandonata qui perché non mi volevano, ma per essere protetta dai Saccheggiatori! E lei, suor Agnese, è la Guardiana della Luce incaricata di custodirmi!"
"Sì. In quella cupa notte di diciott'anni fa, la notte della tempesta, io ricevetti il Potere della Guardiana e venni portata da te. Ricordo ancora oggi come mi sentii e la corsa che feci per raggiungere il bagno, affinché nessuno mi vedesse trasformare e sparire. La povera Suor Fabiana pensò che mi fosse venuto un mal di stomaco a causa del suo cibo e gridava: “Non mangiate! Non mangiate... ve ne prego!"
A quel ricordo, risero insieme. Poi, Rugiada si sciolse in un improvviso pianto a dirotto. "Tutti quegli anni sprecati a odiare questo posto perché rappresentava il luogo in cui ero stata abbandonata, e ora invece scopro che avrei dovuto considerarlo come la mia casa!"
Atilaria la strinse in un fortissimo abbraccio, le asciugò le lacrime con le mani e per calmarla cambiò discorso: "Ora che sei una Dragonwolf dobbiamo pensare al tuo nuovo nome". La creatura magica si mise le mani alle tempie, in gesto di profonda concentrazione, ma Rugiada esclamò per prima, d'istinto: "Urban Wolf!"
"Un bel nome, Urban Wolf, mi piace. E, ora che sei a tutti gli effetti una di loro, è giunto il tempo di conoscere gli altri della tua specie. Per questo, faresti bene a riposare, così oggi pomeriggio ti porterò nel Maskerion a conoscere la tua gente."
"Sì, ma con le altre suore come faremo? Non vedendomi tornare di certo si preoccuperanno.”
"Non temere... ci penserò io a trovare una valida scusa per giustificare la tua assenza." Così dicendo, riprese l'aspetto umano di Suor Agnese e lasciò la stanza per recarsi dalla madre superiora.
Rugiada invece, esausta per tutte quelle rivelazioni, tornò a letto, chiuse gli occhi e si addormentò di nuovo profondamente.
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Poche ore più tardi, stretta al braccio di suor Agnese, Rugiada percorreva lo stretto corridoio del convento che portava all'uscita. Era felice di poterlo fare per una volta senza il timore di sgridate e ripercussioni. Per l'occasione aveva scelto di indossare un'elegante camicetta azzurra, una gonna celeste che le arrivava sino al ginocchio, e delle semplici scarpe blu notte. Rugiada chiese a suor Agnese che scusa avesse trovato con la madre superiora per giustificare quell'uscita imprevista.
"Non ce n'è stato alcun bisogno, perché ancora prima che potessi domandarle il permesso, lei mi ha detto che, come regalo di compleanno, ti avrebbe concesso l'intera giornata libera. Così ne ho approfittato per chiederle di poterti accompagnare". Le fece l'occhiolino. Una volta fuori dal palazzo, Rugiada e suor Agnese proseguirono per una stradina poco affollata, finché non giunsero in un uno stretto vicolo. Qui le attendeva, con grande sorpresa di Rugiada, una sfavillante motocicletta da 500 cc completamente dorata, col muso inclinato leggermente in avanti a formare il becco di un falco e con i fari che sembravano occhi. Ai lati era decorata con tantissime piume e sulla sella, al posto del guidatore e del passeggero posteriore, c'erano due fori curvi scavati internamente, molto simili ai sedili di un'automobile. La ragazza la rimirò in ogni sua parte, cercando di ricordare gli insegnamenti di Tommaso e ciò che aveva imparato dai libri di veicoli veloci. Li aveva letti quando Suor Agnese la portava in biblioteca per studiare i vari artisti del passato, dopo i quali le permetteva di sfogliarli.
"Rugiada... lascia che ti presenti la Falcon Rider!"
"Ma... è tua?" gli occhi di Rugiada si erano fatti lucidi per l'emozione di fronte al gioiellino che aveva davanti.
"Certo! In quanto serva della "Luce Perpetua" mi è stato concesso di avere un mezzo di trasporto speciale. Sarà proprio con questo che andremo al Maskerion."
Rugiada batté le mani eccitata: "Posso guidarla io?"
"Vorrei tanto accontentarti, ma per questa volta sono costretta a dirti di no. E non appena salirai sulla Falcon Rider ne capirai il motivo."
Montarono quindi in sella e, all'improvviso, dal computer di bordo partì una voce sintetizzata femminile, talmente simile a quella umana da non riuscire a distinguerne la differenza: "Bentornata, Atilaria... e benvenuta anche a te, nostra nuova passeggera."
Rugiada restò sorpresa nell'udire quella voce.
"Sì... e non solo. Seara: attiva la modalità volo del falco, quella stealth e il motore silenzioso. Poi imposta la rotta per il Maskerion."
Il veicolo ubbidì a quei quattro comandi e, improvvisamente, le due donne si ritrovarono sprofondate all'interno del Falcon Rider. La parte posteriore si curvò in avanti, richiudendole all'interno. Le parti laterali si spiegarono poi come due ali, il muso si alzò lievemente e, tramite dei repulsori posti sotto il mezzo, il Falcon Rider si sollevò in aria. Le due donne iniziarono a volare sulla città. Rugiada, emozionata, osservava dall'alto con meraviglia i vari palazzi e le persone laggiù, come piccolissimi puntini. Più in là, in un immenso parco, una bambina, alzando lo sguardo, intravide il Falcon Rider e disse a sua madre, puntando il dito: "Guarda, mamma! C'è un grande uccello di metallo nel cielo!" Ma la signora, non vedendo nulla, sorrise accondiscendente alla bimba.
Atilaria, intanto, dava qualche spiegazione: "Questa è solo una delle meraviglie che vedrai nel nostro mondo. Quando conoscerai Girogoyan, l'ingegnere meccanico dei Dragonwolf, avrai modo di scoprirne molte altre". Rugiada le sorrise e, sebbene un po' in ansia, si godette il viaggio, fino a un vicolo cieco. Una volta atterrato, il Falcon Rider riprese la sua forma di motocicletta. Le due donne scesero dal mezzo e Rugiada, non vedendo nulla dinanzi a sé a parte un muro, si fermò un attimo incerta. Atilaria la volle rassicurare.
"E' normale che tu non riesca a vedere l'entrata del Maskerion. E' protetta da una barriera magica che impedisce ai mortali di scorgerla. Se vuoi entrarci, dovrai assumere la forma intermedia di Dragonwolf".
"E come posso farlo?"
"C'è un'energia magica che scorre dentro di te che devi cercare di far convergere. Pensa con tutta te stessa di voler cambiare forma. Ma sta' attenta a desiderare la forma intermedia e non quella completa!"
Atilaria mutò subito aspetto e attese paziente che la sua protetta facesse altrettanto. Dopo diversi tentativi goffi, Rugiada riuscì finalmente a cambiare forma. La sua carnagione divenne blu elettrica, così come gli occhi e i capelli, che si allungarono all'indietro formando una "V" rovesciata. Attorno al suo corpo comparve del pelo di lupo elettrificato e alcune scaglie di drago sulla schiena. Rugiada era interamente avvolta da un fascio folgorante di elettricità. Non appena terminò la sua trasformazione, dinanzi a lei comparve una gigantesca insegna luminosa con la scritta Maskerion. Le porte di vetro si spalancarono di fronte a loro e le due donne varcarono rapide l'uscio.
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Una volta entrate, Rugiada si guardò attorno e ciò che vide andava oltre ogni sua fantasia. C'erano vari tavoli da biliardo dove consorelle dell'ordine della "Luce Perpetua" si stavano sfidando a colpi di stecche e bilie! Un'intera area era poi dedicata ai cabinet, dove coppie miste formate da Dragonwolf e le loro protettrici, si contendevano il titolo di miglior giocatore. A suon di joystick e pulsanti in gare automobilistiche, calcistiche e combattimenti, ovviamente!
Sulla destra della sala, davanti a un juke-box che ululava "She Wolf" di Shakira, stava un individuo che attrasse subito la sua attenzione. Robusto e di notevole statura, indossava un manto di lupo con scaglie di drago grigie sul dorso. I capelli irti sul capo e la carnagione color fumo, lo rendevano alquanto singolare. "Quello è Kestatron", le sussurrò all'orecchio Atilaria, indicandolo, "il proprietario di questo locale e fondatore dei Maskerion. Adesso te lo presento assieme a tutti gli altri."
La ragazza si limitò ad annuire e fece quanto richiesto da Atilaria, spostandosi verso il bancone. Qui le vennero presentati uno a uno i componenti di quella banda di soggetti eccentrici che ormai si consideravano una famiglia per quanto erano affiatati. Che si trattasse di divertirsi o di affrontare i Saccheggiatori in battaglia, erano tutti per uno.
Il primo fu Bakaharasta, un tizio dalla carnagione verdastra e con le scaglie di drago color verde foglia sul manto di lupo. Anche la buffa acconciatura all'indietro aveva lo stesso colore e forma. Era avvolto per intero da una scarica energetica ispirata alla forza del vento. I suoi occhi verde smeraldo erano coperti da un paio di occhiali spessi dello stesso colore, così come il pendaglio che portava appeso al collo. Seduto su uno sgabello leggeva un libro, sorseggiando un bourbon servito dal barista Reskall.
Quest'ultimo era una creatura magra dalla carnagione chiara, al punto tale da definirla albina. Aveva capelli corti dello stesso colore acconciati in stile punk, e due occhi tanto cristallini da poter essere confusi col ghiaccio stesso; sopra la schiena un manto di lupo con delle scaglie di drago, anche quelle dello stesso colore, mentre al suo collo spiccava un diamante dalla forte aura luminescente. Poco più in là, quasi in ginocchio, vi erano i gemelli Feldron e Sirak, due creature dalla carnagione color rosso fuoco, interamente avvolti dalle fiamme. Gli irti capelli sembravano fiammiferi rossastri mentre sul petto brillava un ciondolo di rubino. Stavano giocando con dei candelotti di dinamite. Rugiada, colpita da quest'ultima cosa più che da tutto il resto, domandò ad Atilaria: "Ma non temete che si possano fare del male e che facciano esplodere tutto?"
"Non c'è questo rischio... perché, proprio come tu sei la sovrana dell'elettricità, loro sono i padroni del fuoco e l'esplosione non gli causerebbe alcun male. Inoltre Reskall ha potere sul tempo, e in un attimo sarebbe tutto come prima.”
Rugiada sentiva di essere osservata e studiata con diffidenza dalle creature presenti nella sala, e non poté trattenere una smorfia di disagio.
"Capiamo il tuo imbarazzo, Urban Wolf e, a nome di tutti, ti chiedo scusa, ma il fatto è che tu assomigli moltissimo a una persona che conoscevamo tanto tempo fa, una carissima amica che ora non c'è più", intervenne il barista Reskall, facendo cadere un bicchiere che si frantumò nell'impatto, per poi tornare magicamente riparato fra le sue mani grazie al suo potere. In quel mentre, irruppe rumorosa nella sala una strana ragazza, dalla singolare carnagione gialla come il sole, che ricordava la pelle sintetica o il metallo. Anche il suo manto di lupo pareva finto. Portava corti capelli a sfera gialli e aveva due grandi occhi di giada, fosforescenti. La sua figura era completamente avvolta da una luce artificiale. Tatuata sopra al braccio destro campeggiava la scritta: "La fortuna ete cecata, ma la sfiga ci ite benissimu".
"Salve a tutti! …novità?" fu il suo chiassoso saluto.
"Nulla, Luminus... a parte che è arrivata tra noi una nuova Dragonwolf. Ma sono sicuro che a te questo non interessi" le rispose Bakaharasta alzando lo sguardo dal libro e voltandosi verso di lei.
"Proprio così! Sai quanto me ne può fottere nel sapere che c'è una nuova recluta mangiapane a tradimento tra di noi!"
"Eh già... l'unica vorresti essere tu, non è vero?" Aggiunse ironicamente Kestatron, prendendola in giro e facendola irritare al punto tale che, se si fosse trattato di un altro, lei gli avrebbe risposto a tono, oppure avrebbe iniziato a schiaffeggiarlo. Ma la creatura di metallo non poteva... Kestatron era colui che le aveva dato un tetto sotto cui ripararsi, dopo che i suoi stessi creatori, i Ricercatori, l'avevano scartata e gettata via a causa di un malfunzionamento dovuto a un difetto di progettazione. Era stato Girogoyan a trovarla in una vecchia fabbrica abbandonata mentre cercava dei metalli per le sue invenzioni. L'aveva riparata e riattivata. Luminus se la prese con Urban Wolf, la quale se la rideva di gusto. "Si può sapere perché accidenti stai ridendo in quel modo?"
"Rido perché... nessun altro avrebbe il coraggio di tatuarsi una simile frase sul proprio corpo!"
"E anche se fosse?" Le rispose Luminus con aria di sfida e con una voglia matta di picchiarla. Pensiero intuito da Urban Wolf, che già fremeva per folgorarla all'istante. Luminus, la ragazza meccanica, esclamò irritata: "Invoco il diritto di sfida!"
Tutti tacquero.
"Concesso! Ma solo a condizione che possa allenarla per un giorno", intervenne a gran voce una creatura dall'aspetto forte e dalla carnagione verde. "A differenza tua, lei è appena entrata nel nostro mondo e non ha alcuna conoscenza di se stessa e dei suoi poteri. Se combattesse in queste condizioni, non sarebbe una vera battaglia, ma una facile vittoria da parte tua, e sappiamo tutti che è ciò che vuoi veramente, non è vero?"
Con una pelliccia di lupo ispida e dei capelli a ciuffi che sembravano quasi sassolini, era avvolto da un'energia verdognola e portava al collo un ciondolo d'ambra.
"Va bene Altavist, allenala... se proprio vuoi. Ma questo non cambierà il fatto che la massacrerò ugualmente!" Luminus tirò fuori la lingua, scatenando l'ilarità generale.
"Non cambierai mai Luminus, piccola peste di metallo", rise un Dragonwolf dalla carnagione simile a quella di Altavist, ma molto più chiara, così come il suo manto di lupo e i capelli raccolti sul capo come un unico macigno. Era attorniato da un'energia verdastra e portava al collo un pendaglio dello stesso colore. Era il famoso Girogoyan descritto a Rugiada da Atilaria. Disse a Luminus che doveva parlarle di un progetto importante che la riguardava.
Tra i due, che stavano sempre assieme, si era instaurato un rapporto più che fraterno. Si chiamavano l'un l'altro fratello e sorella.
"Sei venuto a dirmi che il Falcon Devastator è pronto non è vero?"
"Purtroppo no... mancano ancora diversi componenti per realizzarlo. Ma ti cercavo per parlarti di un'altra questione connessa a quel progetto. Perciò, seguimi nella sala tecnica e ne discuteremo". Luminus lo seguì quindi fino al laboratorio e la porta si chiuse con un tonfo secco dietro di loro. Urban Wolf fu invece accompagnata da Altavist alla palestra. Lì si sarebbe allenata e avrebbe appreso i rudimenti della sua natura magica in vista dello scontro con Luminus.
Atilaria avvisò intanto per telefono la Madre Superiora che sarebbero rimaste a dormire a casa di alcuni amici e che avrebbero fatto rientro in convento l'indomani sul tardi. La Madre Superiora le raccomandò calorosamente di prendersi cura di Rugiada. Conclusa la telefonata, Atilaria si avvicinò al bancone e, dopo aver ordinato un'acqua tonica con limone e ghiaccio, attese assieme a tutti gli altri il momento in cui la sua protetta avrebbe terminato l'addestramento, per andare a riposarsi in una delle tantissime camere degli ospiti, situate nella parte alta del palazzo.
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