LE NOVITA’ DI SETTEMBRE 2026 (2)
La voglia di divulgare cultura non ci manca mai! Sono ormai cinque anni che ci adoperiamo con passione in questo senso. Proprio in questo mese, nel 2021, noi Serial Writers ci siamo incontrati e avviato questo progetto comune. Buon compleanno quindi a tutti noi de La Penna d’Oca! E a tutti voi che seguendoci date slancio a tutte queste iniziative.
RICORRENZE
5 ANNI DI NOI
Nel settembre 2021 ognuno di noi ha colto al volo l’appello di Antonella Cappelletto di partecipare a un progetto comune, quello di scrivere un libro assieme. Ne è nato MisteriosaMente, la nostra raccolta dedicata al mistero, dove ognuno rivela la propria voce attraverso i vari racconti del libro. Ma in realtà il percorso iniziato si è rivelato da subito molto più ricco!
Con la pagina Facebook abbiamo radunato molti altri autori attorno alla nostra realtà, condividendo le medesime passioni e organizzando concorsi, quiz letterari eventi di vario tipo fino alla pubblicazione di Pdf gratuiti, nella collana Penna & Calamaio. Quando siamo arrivati al sito, c’è stata infine un’esplosione di creatività, espressa nelle varie rubriche che ben conoscete.
Per festeggiare i nostri primi 5 anni di attività, abbiamo realizzato questo breve video che in una serie di slide rivela alcuni dei passaggi più importanti di questa nostra splendida attività collettiva.
DICONO DI NOI
WERS – NIEZALEZNY OBSAR LITERACK / Verso – spazio letterario indipendente
La presentazione della poetica di Josyel da parte di Izabella Teresa Kotska con le 12 poesie da lei tradotte in polacco, compare anche nel blog letterario internazionale “Wers”.
E’ sempre un’emozione allargare i confini della propria scrittura, e tra le pubblicazioni in inglese di Lucia Zappulla e queste escursioni di Josyel nei Paesi dell’Est, anche i Serial Writers vengono degnamente rappresentati all’estero.
COLLABORAZIONI
LE POETESSE DEL '500 Chiara Matraini
Dopo la pausa estiva riprendono le presentazioni delle poetesse italiane del passato sugli spazi culturali de la Poesia si fa bella, nostro gruppo partner. Ritroviamo la seguitissima formula curata dalla Serial Writer Sabrina Corradini: presentazione di un nuovo profilo, rimando all’articolo del nostro blog, poesia di Donato Bleve che a ruota stende in rima la biografia della poetessa di turno.
Ma chi è oggi la protagonista della puntata? Chiara Matraini da Lucca, donna intraprendente e fiera che mai si piegò alle ristrette convenzioni dell’epoca, vi sorprenderà per il carattere moderno e per la grazia dei suoi versi.
Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta delle autrici del '500. Prima della pausa estiva, avevamo parlato di Virginia Martini, la poetessa rivoluzionaria di Siena. Oggi sarà la volta di un'altra figura di donna e poetessa profondamente anticonformista, la cui opera suscitò enorme scandalo tra i suoi contemporanei: Chiara Matraini.
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“Se per voler seguir la stella mia / i’ son condotta in sì selvaggio loco, / ch’i’ non ritrovo al mio cammin più via.”
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Chiara Matraini nacque a Lucca da una famiglia di ricchi mercanti e ricevette un'educazione raffinatissima, diventando anche un' eccellente musicista.
Sposatasi giovanissima, e rimasta prematuramente vedova, sfidò la famiglia del defunto marito volendo gestire in prima persona i propri beni (cosa che fece con estrema abilità) e rifiutando di contrarre un altro matrimonio. Una scelta scandalosa per la sua epoca.
A causa delle sue scelte di vita, considerate troppo libere, fu denunciata dal figlio e processata. Contro di lei fu orchestrata anche una pesante campagna diffamatoria a mezzo stampa, che la costrinse temporaneamente ad allontanarsi da Lucca.
Decisiva per la sua attività poetica fu l'incontro con lo scultore Bartolomeo Ammaniti, con cui ebbe un' intensa relazione e per la quale venne denunciata ancora una volta. Ma ne uscì assolta. Ebbe poi un'altra importante relazione con Gherardo Sangiusti, che finì per la tragica morte di lui 1547. Fu un evento che l'avrebbe segnata per il resto della sua vita, e che le avrebbe poi ispirato molti versi.
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Ohimé, dov’è or quel vago viso
e l’angelico riso, che solea
far chiara e dolce l’aura fosca e rea,
e me gustar del ben ch’è in Paradiso?
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Come Cristina da Pizzano, Chiara Matraini volle occuparsi personalmente della pubblicazione delle proprie opere, senza delegare ad altri.
Dopo la produzione poetica giovanile, di influenza petrarchesca, romantica e sensuale (e per questo censurata), Chiara Matraini entrò in una fase più adulta e riflessiva, ispirata a tematiche religiose, sotto l’influsso della Controriforma. Anche in materia di fede la poetessa seppe sfidare con forza le convenzioni del suo tempo, con delle sfumature eretiche che la portarono ad essere malvista dall’Inquisizione.
Chiara Matraini morì a Lucca nel 1604, ed è sepolta nella cappella di Santa Maria ForisPortam, un mausoleo che volle far costruire per sé. E' quel poco che rimane di lei, una donna che fece di tutta la sua esistenza una lotta per essere semplicemente e solo se stessa.
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Mai fuor di libertà, dolce né cara
cosa non fu né fia bella o gradita,
onde il buon Cato prima uscir di vita
volse, che servitute empia ed amara.
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Nata in una famiglia
di mercanti di seta,
ebbe un’istruzione
profonda e completa.
Conosceva il greco,
il latino studiava
e con grande talento
suonava e cantava.
Giovanissima vedova,
non volle più sposarsi
e delle proprie terre
decise di occuparsi.
Tra amori e problemi
continuò a scrivere,
facendo della poesia
il suo modo di vivere.
Ma la sua vita,
libera e anticonformista,
non piaceva a chi aveva
una mentalità egoista.
Ricevette critiche,
accuse e parole,
diffuse da alcuni nobili
pieni di rancore.
Ma Chiara non smise
di scrivere e creare,
né le maldicenze
la poterono fermare.
Fece della poesia
una vera professione
e seguì passo passo
ogni sua pubblicazione.
Agli inizi cantò
l’amore e il desiderio,
con versi sensuali
dal tono sincero,
poi volse lo sguardo
alla fede e al pensiero,
a temi più profondi,
dal significato vero.
Morì a Lucca,
città del suo cuore,
lasciando di sé un ricordo
di gran valore,
di donna colta e libera,
coraggiosa e fiera,
poetessa anticonformista,
indipendente e sincera.
RUBRICHE
Continuano le rubriche periodiche con il contributo dei Serial Writers e di selezionati collaboratori esterni.
MITI E LEGGENDE DALLE CANARIE - Le 5 luci di Tenerife
La nostra collaboratrice Mapi Alfonsi ci racconta la leggenda delle Cinque luci di Tenerife, quelle che avvertirono gli abitanti di un pericolo in arrivo e che ancora oggi custodiscano l’equilibrio tra gli elementi. (QUI)
OLTRE L'ULTIMA PAGINA - Anna Karenina
Ecco un classico dei classici, quando si pensa alla grandiosa letteratura dell’Ottocento e in particolare a quella russa. Mapi Alfonsi, con la sua sensibilità, riesce a proporre una soluzione meno drammatica dell’originale, ma assolutamente credibile e realistica, anche di quest’opera di Lev Tolstoj. (QUI)
VISIONI LETTERARIE - Fuga di Enea
Un momento tragico, quello della fuga di Enea da Troia in fiamme, con il vecchio padre sulle spalle, rappresentato con potenza da Federico Barocci nel 1598. Un confronto con il classico letterario e l’analisi del personaggio tormentato di Enea, in questo articolo di Vittorio Politano che si conclude con i versi dell’autore a riassunto di questo tema. (QUI)
RECENSIONI
Nuovi suggerimenti di lettura per voi, in questi caldi giorni d’autunno. Il nostro collaboratore Ivan Molinari vi invita alla (ri)scoperta dei Dead Can Dance, una band underground degli anni ’80, ancora attiva, la cui musica eterea e sperimentale ben si adatta all’atmosfera autunnale. La silloge notturna di Josyel è invece stata approfondita da Luisa Sebastiani, che vi racconta le sue suggestioni a fine lettura. Preparate tisana e copertina che ci si avvia alla stagione dei libri!
(Clicca sulle copertine per accedere agli articoli corrispondenti.)
LE POESIE DEL MESE
Accogliamo con piacere alcune poesie dei lettori, selezionate tra quelle condivise sui nostri social. Una poesia di Josyel sulla fine di un amore è invece comparsa nell’album del mercoledì poetico de la Poesia si fa bella.
Buona lettura in versi, tra penne più o meno famose, tutte con la loro interessante personalità.
LUCE DI SETTEMBRE
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…e questa luce di settembre
è un bacio dolcissimo
sulle ciglia degli alberi,
sulla fronte del colle.
E quasi mi sembra,
il mio giorno brevissimo,
un fugace bisbiglio di sospiri
sfuggito alle stelle.
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(©Giorgia Lubian)
IL SOLE SULL'AIA
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Oceani di terra,
fiumi d' odorose spighe,
lo sciabordio dorato
ed ombre di giganti
al vento.
È la voce della terra
genuflessa al cielo,
una voce dal silenzio,
tra volti di fatica
e rocciose mani.
Quelle unghie di sudore
son carezze alla sera
tra polvere di grano
al chiaror della luna.
Il vento torna sempre
ed ogni volta
mi sa ancora di farina,
distese gialle
e papaveri rossi.
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(©Marisa Tenisi)
SETTEMBRE
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Settembre, è tempo di andare,
le strade si fanno più lente,
e l’oro che cade dai rami
si posa leggero sul cuore.
Le vigne, ormai colme di sole,
si spogliano piano del giorno;
nell’aria rimane un profumo
di terra, di vento, di sera.
Le rondini, alte nel cielo,
si cercano prima del viaggio;
un fremito passa tra i fili
del grano già stanco d’estate.
E io resto a guardare,
sento nel petto qualcosa:
un tempo che non fa rumore
eppure mi porta lontano.
Settembre, è tempo di andare,
ma dove, nessuno lo sa.
Forse la vita è una strada
che insegna soltanto partendo.
E mentre la luce declina
sui campi dorati e silenti,
rimane una voce nel vento:
«Non temere ciò che finisce».
Perché ogni stagione che muore
nasconde una nuova promessa,
e il cuore, se impara a lasciare,
ritrova una strada diversa.
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(©Mapi Alfonsi)
BOSCHI D'AUTUNNO
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Ora i cervi bramiscono nei boschi
calciano il suolo, frantumano le zolle,
i palchi immensi come rami spogli
sradicano l’erba della sera:
è la stagione delle vite accese,
dei capi chini, aratri di rabbia,
un brivido di pietra e di foresta
rompe la nebbia e mostra
una corona impigliata nel fango,
sottomessa.
Ma sulle guance arse dall'ira dell'estate
l'autunno posa una mano di perdono,
sulle fronde ticchetta la pioggia,
è linfa che battezza il domani.
L’uomo calpesta foglie già arrese,
un abbaio,
con un fischio richiama il suo cane.
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(©Orietta Moschitti Chisari)
MI TENGO LONTANA
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Mi tengo lontana da
chi trasforma il dolore in format di successo,
mercanti senza scrupoli di empatia scadente
che comprano ferite all'asta
per svenderle all'ingrosso.
Mi tengo lontana da
chi si indigna a comando,
giudici implacabili di vite altrui,
che ostentano valori sporchi di ipocrisia
per monetizzare like pagati da ignoranti.
Mi tengo lontana da
chi misura l'affetto con il conto,
ragionieri dell'anima che pretendono
il rendiconto esatto degli abbracci
per valutare quanto sia l'amore.
Mi tengo lontana da
chi colleziona scuse tra le dita,
architetti di alibi perfetti e vuoti
che non hanno mai speso un solo istante
per imparare il peso di una scelta.
Mi tengo lontana da
chi brandisce la pace come un’arma,
mercenari governanti di tregue di cartone
che condannano il fuoco per aver bruciato
ma soffiano loro stessi sulle braci.
Io voglio stare con
chi guarda in faccia i mostri che ha dentro,
che non chiama equilibrio le fughe dal mondo,
perché non coltiva solo il suo orticello
e sa che nessuno si salverà da solo.
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(©Anna Salzano)
IL VESTITO
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Sono il vestito che hai lasciato nell’armadio,
quello che conosce ancora il tuo profumo.
Ho sfiorato la tua pelle nei giorni felici,
ho nascosto lacrime che nessuno ha visto.
Ricordo le tue mani mentre mi indossavi,
e quella volta che uscisti sorridendo,
senza sapere che sarebbe stato l’ultimo giorno
in cui avresti sorriso così.
Ora sono qui, immobile,
con le pieghe del tempo sulle maniche.
Non mi indossi più,
ma io continuo ad aspettarti.
Perché gli abiti, come i ricordi,
non sanno che chi parte può non tornare.
E quando apri l’armadio
e mi sfiori appena,
io vorrei dirti soltanto:
non piangere per ciò che è finito,
indossami ancora,
e porta con te
la vita che abbiamo avuto.
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(©Mapi Alfonsi)
FUOCO E GHIACCIO
Traduzione di Sabrina Corradini
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Nel freezer
di un frigorifero rotto
fu ritrovato un fegato di pecora
che risaliva a molto tempo fa.
Il professore di storia ne fu felice,
come uno storico
che ha estratto antichi fossili
dalla profondità dei ghiacci.
Con la curiosità dello studioso,
volle cercare ancora una volta
nell'«archivio» del frigorifero.
Ma quando scoprì
che avrebbe dovuto comprare un frigorifero nuovo —
a credito —
quel professore di storia se ne afflisse profondamente,
come uno storico
il cui archivio fosse andato distrutto.
Fu un miracolo:
fuoco e ghiaccio, insieme.
Il ghiaccio aveva incendiato il fegato del professore di storia.
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(©Bahtiyar Hidayet)
TRAMONTO D'AUTUNNO
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Pronto, su 'l mar natale
cui nasconde la luna,
ride il sole autunnale,
dolce come la luna.
S'ode il mare pe 'l lido
gemere, lento e grave.
S'ode talora il grido
fievole d'una nave
che faticosa in vano
lotta co 'l vento avverso,
o il richiamo lontano
d'un uccello disperso,
o l'improvviso tuono
d'un'onda più gagliarda.
Ride il sole, già prono,
e dolcemente guarda.
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(Gabriele D'Annunzio)
12 SETTEMBRE 1966
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Sei comparsa al portone
in un vestito rosso
per dirmi che sei fuoco
che consuma e riaccende.
Una spina mi ha punto
delle tue rose rosse
perché succhiassi al dito,
come già tuo, il mio sangue.
Percorremmo la strada
che lacera il rigoglio
della selvaggia altura,
ma già da molto tempo
sapevo che soffrendo con temeraria fede,
l’età per vincere non conta.
Era di lunedì,
per stringerti le mani
e parlare felici
non si trovò rifugio
che in un giardino triste
della città convulsa.
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(Giuseppe Ungaretti)
APOSTROFE
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E la vita interiore della mosca,
ci pensi, ci pensi?
E la sofferenza della selce,
la conosci, la conosci?
E il rimorso della cascata,
ti commuove, ti commuove?
E i sogni sanguinosi della rugiada,
che ne pensi, che ne pensi?
E i giuramenti del fiume,
li manterrai, li manterrai?
E il dubbio, lassù, della collina,
che confondi con la neve,
vorrai combatterlo, vorrai?
E l’azzurro che prepara il suo suicidio,
lo aiuterai,
lo aiuterai?
La tua sventura è così misera
in confronto alle loro sventure!
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(Alain Bosquet)
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(Antonia Pozzi)